CULTURA A PORTE APERTE
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Chiesa di San Pietro
Diocesi di Tortona ( sec. XVIII; XVI; XVII )
Via Antica Libarna 2, 15067, Novi Ligure, AL
La chiesa di S. Pietro a Novi Ligure è sicuramente documentata il 6 aprile del 1203, quando il sacerdote che la officiava, un certo “presbiter Rufinus”, è nominato in un atto di vendita. Nel 1228 è documentato un “claustrum Sancti Petri” probabilmente situato tra la chiesa e la parte iniziale dell’attuale via Gagliuffi: questo indizio, assieme al titolo di “prevosto” che in antico era attribuito al parroco di S. Pietro, possono far pensare ad una possibile origine come chiesa non diocesana, ma dipendente da un ordine religioso (monaci, canonici regolari).
L’attuale struttura della chiesa risale al Seicento, quando la maggior parte degli edifici religiosi della città venne trasformato in stile barocco: nel 1606 vennero iniziati i lavori di demolizione dell’edificio medievale; nel 1610 si iniziò a costruire l’attuale campanile. L’edificio attuale venne abbellito nell’arco di decenni e risulta essere stato completato tra gli anni 1694 e 1698. L’aspetto e la decorazione furono studiati per dare all’edificio un aspetto il più possibile “cattolico-romano”: troviamo cornicioni, finestre semicircolari tripartite (note come finestre “termali” perché riprese dalle analoghe esistenti nelle terme di Diocleziano) e altri elementi tipici dell’architettura religiosa in voga in quegli anni a Roma.
La pala d’altare che rappresenta S. Pietro in trono, in posizione preminente rispetto a S. Giuseppe e S. Rocco è stata restaurata in occasione del Giubileo nel 2025 e ha portato all'attribuzione ad Andrea Semino. L'opera venne commissionata negli anni 1574-1576 e venne interamente pagata dai parrocchiani dell'epoca. La cupola (unica superstite a Novi Ligure) è retta da quattro pilastri con nicchie, esattamente come in S. Pietro in Vaticano, con la differenza che qui le nicchie sono occupate dalle statue dei quattro Evangelisti, con i propri simboli, quasi a voler dire che è seguendo la Parola di Dio che si arriva al Cielo.
Sulle volte del presbiterio e della navata possiamo ammirare gli affreschi di Tito Bertelli (figlio del più celebre Santo) e della bottega di Giuseppe Montecucco, dipinti a partire dal 1917: nonostante la realizzazione in epoca recente, essi sono stati ancora concepiti con un’impostazione che ricorda quella delle chiese genovesi del XVII secolo, dando all’insieme un aspetto all’apparenza interamente barocco.
L’altare maggiore, realizzato con marmi preziosi, risale al 1712 ed è dono dei fratelli Castiglione che, in memoria di Ottavio, loro padre, defunto nel 1709, lo offrirono all’Oratorio di N. Signora del Suffragio e S. Giuseppe (l’attuale Sacrestia): essendo un’opera monumentale, sproporzionata per un edificio tanto piccolo, acconsentirono affinché diventasse il nuovo altare maggiore della chiesa di S. Pietro. I fratelli Castiglione apposero per ben quattro volte il proprio stemma (un castello in mano ad un leone rampante), due sulla balaustra e due ai piedi dell’altare: un esempio di “sponsorizzazione” del tutto analogo a quelli che facciamo oggi.
Di notevole pregio è l’altare del SS. Crocifisso, sul transetto destro: venne concepito da don Ferrari, originario di Tagliolo (all’epoca in Diocesi di Tortona) e amico dello scultore ovadese Luigi Fasce, epigono della grande stagione artistica del barocco genovese. Finanziato con un lascito di Filippo Demicheli nel 1748, esso raffigura la scena del Calvario: al centro, il Crocifisso (molto più antico, proveniente dalla Chiesa Collegiata, “rilavorato” da Luigi Fasce nel volto e nel petto) e le statue (realizzate ex-novo) della Madonna e di S. Giovanni Evangelista. Ai lati, Luigi Fasce realizzò due statue allegoriche (la Misericordia e l’Amore) il cui significato è illustrato da tre scritte latine poste sotto le statue e sopra il Crocifisso: “Sic dilexit/ misericordia motus / magnitudine amoris” (Così [Gesù] ha scelto, mosso dalla misericordia e dalla grandezza dell’amore). Il tutto è contornato da un sipario, realizzato in stucco, che sembra aver preso ispirazione da quello, dipinto, che vediamo in Chiesa Collegiata.
Negli altari laterali del transetto, ai lati, sono ospitati due dipinti provenienti dalla chiesa del Carmine (oggi distrutta, si trovava in cima all’attuale via Solferino). Uno raffigura l’estasi di Santa Teresa d’Avila, spagnola, riformatrice dell’Ordine Carmelitano (i cosiddetti “scalzi” o della “nuova osservanza”, che si distaccarono dai “calzati” o della “vecchia osservanza”), colpita dall’amore per Cristo come da un colpo di lancia (episodio raccontato dalla stessa Santa nel suo diario). Un altro raffigura la SS. Trinità e, ai suoi piedi, S. Eligio patrono di fabbri e orefici. Sullo sfondo, si possono vedere un fabbro che batte una verga di ferro sopra l’incudine e un altro che muove un mantice: altro esempio di sponsorizzazione, questa volta ad opera di una corporazione di artigiani. Sempre dalla chiesa e dal convento del Carmine, in cima a via Solferino, provengono:
- una Madonna del Carmine (con Bambino) in marmo bianco, il cui collo presenta due fori ai lati, come per far passare una catena per sostenere ex-voto
- una cassa processionale del XVIII secolo raffigurante la Madonna del Carmine che consegna lo scapolare a S. Simone Stock, che alcuni elementi stilistici (il modo di realizzare il panneggio e alcuni particolari anatomici) avvicinano alla bottega di Anton Maria Maragliano
Di fronte a quest’ultima, un’opera dello scultore gaviese Luigi Montecucco raffigurante Tobia e l’Arcangelo Raffaele, realizzata nel 1844 come “ex-voto” per l’epidemia di colera che colpì Novi Ligure in quegli anni.
Altra opera d’arte di provenienza carmelitana è in Sacrestia: si tratta di una pala d’altare del XVIII secolo rappresentante S. Alberto Abati (festeggiato il 7 agosto, è il primo carmelitano ad essere diventato Santo): ai suoi piedi, visibile solo se adeguatamente illuminato, uno scorcio dell’antica Novi, con a sinistra la chiesa del Carmine e la sua cupola (distrutta durante la battaglia di Novi del 15 agosto 1799) e a destra la Torre del Castello e Porta della Strada (detta anche Porta Pozzolo, si trovava all’inizio dell’attuale via Girardengo).
Sempre in chiesa, troviamo un’altra opera d’arte proveniente da un altro edificio sacro: la Madonna della Misericordia, portata qui dall’omonimo oratorio novese.
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Info
- cathedral
- Cattedrale di Tortona
- diocese
- Tortona
- type of building
- Chiese e comunità parrocchiali
- address
- Via Antica Libarna 2, 15067, Novi Ligure, AL
- tel
- 01432526
- sanpietroparrocchia@libero.it
- web
- https://www.diocesitortona
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