Chiese a porte aperte
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Santa Maria in Doblazio
Diocesi di Ivrea ( sec. IX; XVI )
Borgata Doblazio - Promontorio Monte Uliveto 10085 PONT CANAVESE (TO)
LE ORIGINI
Gli storici ritengono che verso il IV secolo fosse presente a Pont Canavese una piccola comunità cristiana che si radunava per la preghiera e per la celebrazione dell'eucaristia in un sacello, ovvero una piccola cella sotterranea, sul Monte Uliveto. Sempre intorno al IV secolo nel luogo dove oggi sorge la pieve, veniva edificata una torre di guardia romana attorno alla quale si insediarono popolazioni che in seguito si convertirono al cristianesimo.
Un’iscrizione latina, oggi riportata sulla parete a sinistra dell’altare dedicato all'Assunta, ricorda una ristrutturazione della chiesa da parte di Arduino, marchese di Ivrea (955 - 1015) e primo re d’Italia, avvenuta intorno all’anno 1000; gli storici sono propensi ad accogliere l’ipotesi che Arduino, acclamato Re d’Italia nel 1002 a Pavia e costretto a rifugiarsi a Sparone nel 1004 per sostenere l’assedio dell’esercito imperiale di Enrico II di Germania, possa aver provveduto alla pieve di Santa Maria, rifacendo il tetto e donando 100 giornate di terreno, dal torrente Soana fino a Frassinetto, per il sostentamento del pievano.
Alcune fonti sono del parere che essendo la chiesa di Santa Maria definita “pieve”, nome con cui nel medioevo si indicavano le circoscrizioni ecclesiastiche costituite da un vasto territorio con una chiesa principale e molte altre chiese succursali e cappelle minori, la sua originaria fondazione possa risalire addirittura alla fine dell’VIII secolo dopo l’incoronazione di Carlo Magno.
L’antica datazione della pieve di Santa Maria è confermata dalla presenza di sotterranei che hanno la stessa conformazione delle prime chiese romaniche, dal campanile circolare costruito probabilmente sui resti dell’antica torre di guardia e da una piccola statua lignea datata inizio 1400 che viene raramente esposta per preservarne l’integrità.
STRUTTURA ED OPERE
I verbali dei visitatori vescovili, a partire dal 1500, sono le fonti più autorevoli per avere notizie circa la struttura originaria della pieve e dei successivi interventi. Dalle prime visite dei vescovi, sappiamo che Santa Maria era una pieve povera e rozza, a due navate con tetto in legno, poche finestre e con altari in legno o in pietra.
Incerta è la data in cui la pieve comincia ad essere stabilmente occupata da un sacerdote e diviene parrocchia. Alcuni scritti parlano della presenza di un “plebanus”, cioè di un parroco della pieve, già intorno al IV secolo, come testimonia un documento del 1309 che cita Pietro da Odone come primo parroco.
Numerosi sono stati i rimaneggiamenti della struttura originaria che hanno cancellato le tracce dell’antica pieve. La struttura attuale è costituita da edifici quattrocenteschi (coro e presbiterio), seicenteschi (navata) e settecenteschi (sacrestia, campanile, sagrato).
I due altari centrali, situati nel presbiterio, sono dedicati alla Vergine Maria e sono sovrastati da volte a crociera sostenute da colonne in pietra locale: una cancellata in ferro battuto datata 1630 separa gli altari dalla navata. L’altare di sinistra è stato l’altare maggiore fino alla fine del XVIII secolo ed era inizialmente dedicato a San Giovanni; quello di destra è l’attuale altare maggiore, è dedicato alla Madonna delle Grazie ed è sovrastato da un dipinto quattrocentesco che raffigura la Vergine con le braccia spalancate a proteggere il popolo.
La navata centrale presenta tre altari su ogni lato. Partendo da sinistra il primo è quello di San Rocco, con la statua in pietra datata 1630 raffigurante il santo; il secondo altare è quello di Santa Lucia, in precedenza dedicato a San Martino. L’altare ha fattura settecentesca e il dipinto raffigura la santa siracusana tra sant’Apollonia e San Martino, venerata dalle operaie della Manifattura di Pont. Il terzo altare, apparteneva alla facoltosa famiglia dei Bogino ed è dedicato alla Madonna di Loreto.
Sul lato destro troviamo l’altare della Madonna del Carmelo, citato nel verbale di visita pastorale del 1647 e ricostruito nei primi anni dell’Ottocento a cura della Confraternita del Carmelo. Il successivo altare, appartenente alla Confraternita dei disciplinanti, è dedicato a San Giovanni Decollato. L’altare fu eretto dalla confraternita nella seconda metà del Settecento e presenta una pala che raffigura al centro la decapitazione del Battista e ai lati San Giovanni Nepomuceno e San Francesco di Sales. L’ultimo altare è dedicato a S. Giuseppe e vi si trova un pregevole dipinto raffigurante la morte del Santo.
Davanti agli altari laterali sono ancora presenti le botole che permettevano la sepoltura dei defunti delle famiglie o delle confraternite, a cui gli altari stessi appartenevano. A porre fine alla consuetudine di seppellire i morti nelle chiese fu l’editto di Saint Cloud del 1804, attraverso cui Napoleone Bonaparte vietava sepolture nelle chiese ed all’interno del perimetro delle città e dei paesi. L’editto di Saint Cloud venne recepito nel Regno d’Italia nel 1806 e ne fu diretta conseguenza la predisposizione del cimitero di Santa Maria (1830) e di quello di Peramara (1850).
Nel coro, situato fra il presbiterio e la sagrestia nuova, sono conservati gli scranni utilizzati dai membri delle confraternite e dai cantori che accompagnavano le funzioni religiose con i canti gregoriani.
La sacrestia nuova, costruita nel 1728, ha le pareti rivestite con pannelli in noce e un ricco arredo costituito da un armadio con sportelli, sedili ed inginocchiatoi; In una nicchia si trova un’urna in marmo, forse trecentesca, con scolpiti i simboli araldici dei Valperga, dei Savoia e i nodi dell’Ordine della Santissima Annunziata. La tradizione la indica come dono del Conte Amedeo di Savoia, detto conte rosso, alla fine delle guerre del tuchinaggio.
Interessante è la lapide marmorea che sovrasta il portone della Chiesa e che rappresenta i simboli della Passione di Cristo inseriti in un blasone araldico.
Sotto la volta centrale del porticato brilla una lampada votiva in ferro battuto: le madri di Pont che videro partire i loro figli per la Prima guerra mondiale la offrirono a Santa Maria per invocare la Sua protezione.
Il trasferimento della parrocchia a San Costanzo e la riduzione dei sacerdoti hanno modificato nel tempo la struttura interna della casa parrocchiale e il suo utilizzo. La struttura, che aveva ospitato pievani, vicari e sacrestani, era anche sede della scuola frequentata dai bambini delle borgate disseminate intorno alla pieve. L’aula era situata sopra il portico di collegamento fra la Chiesa e la casa parrocchiale e vi si accedeva da una ripida scala in legno ancora oggi visibile.
Due campanili svettano ancora fieri sui tetti della pieve. Il più antico, quello rotondo, anteriore all’anno 1000, sorge vicino alla pieve, inglobato dalla casa parrocchiale e si ritiene costruito sui resti della torre di guardia romana. Al suo interno è percorso da una scala a chiocciola, parte in pietra e parte in legno, che sale fino alla cella campanaria. Sulla massiccia struttura svetta una cuspide piramidale in cemento di recente costruzione.
Sopra i tetti della sacrestia si erge il campanile di San Giovanni fatto erigere dalla confraternita che porta il nome del santo allo scopo di suonare il trapasso dei defunti e di scandire i tempi delle funzioni religiose (1750).
La piazzetta antistante la pieve, con il basso muretto e i sedili in pietra, è stata costruita nel 1740. La tradizione racconta che i muretti permettevano ai fedeli di riposarsi dopo le lunghe processioni e di consumare uno spuntino a base di uova sode e marsala prima di tornare a casa.
L'OSSARIO ED IL CIMITERO DI SANTA MARIA IN DOBLAZIO
Il primo cimitero di Santa Maria, non più esistente, occupava il terreno sul retro dell’edificio; una prima parte venne eliminata per costruire la sacrestia, la seconda era posta oltre un muro e sul finire del secolo scorso le ossa che qui giacevano furono raccolte e deposte nell’ossario.
Quando Napoleone, con l’editto di Saint Cloud del 1804, pose il divieto di seppellire dentro le chiese, venne deliberata la costruzione di un nuovo cimitero sulla strada per Sangiapiana. Il cimitero entrò in funzione lo stesso anno e da quello successivo ebbe un “becchino” a carico del Comune ma alle dipendenze del Pievano.
Con l’entrata in funzione nel 1929 dell’attuale cimitero di Pont Canavese, si pianificò anche lo smantellamento di quello di Santa Maria in Doblazio ma solo nel 1980 fu possibile dare una degna collocazione all’enorme quantità di ossa rinvenute durante lo smantellamento dell'originario cimitero della pieve.
Liturgia
La messa domenicale viene celebrata alle ore 9.
Nei giorni feriali la messa viene celebrata nella cappella dell'Eremo .
La chiesa è aperta per visite libere tutti i giorni dalle 9 alle 17
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Accessibilité
Le site pourra être visité durant l'horaire indiqué sauf en cas de célébrations liturgiques
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- Borgata Doblazio - Promontorio Monte Uliveto 10085 PONT CANAVESE (TO)
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